 |
Dis-similazione
Nell' opera
concettuale di Kurihara tutto e'riflessione, nelle molteplici accezioni a cui
rinvia questo termine. Potremmo procedere virtualmente con un blow-up della
riflessione”riportata in qualsiasi dizionario (ricordando proprio un'operazione
che ben adottava uno dei padri del concettuale, Joseph Kosuth) e notare come
tutti i "significati" di questa parola siano presenti simultaneamente in un
unico "disegno", percorso proposto dall'artista.
Il carattere che qui predomina e suggerito dalla curiosa dinamica d'avvio
precipua del "riflettere"dal punto di vista sia strettamente
fisico e sia filosofico, del pensiero: quando lo spirito riflette "ritornando
su se stesso", o ancora (nel significato traslato del termine) quando
la riflessione permette “il ripiegarsi della mente su se stessa” . Una
volta avviato questo processo "autoriflessivo", l'artista e capace
di navigare nella rete infinita della storia dell'arte. Infatti l'autoriflessione
nell'arte, di matrice puramente concettuale, segna una "linea analitica"
(per citare F. Menna) che, considerando il XX secolo, va da Lo Scolabottiglie
di M. Duchamp, passa per Ceci n'est pas une pipe di R. Magritte, arriva
quindi a One and three chairs di J. Kosuth e oltre. [nota 1]
Dalle opere
installative di Kurihara emerge sì una matrice neoconcettuale, ma affiorano
anche dei caratteri del tutto singolari, rivelatori della personale poetica
dell'artista. Qui l' "oggetto", il "sensibile", proprio come accade in un
caleidoscopio, si disfa al minimo batter d'unghia sulla superficie, e
l'immagine/visione di questi si sostituisce a un'altra, e così un numero
indefinito di forme si rifrange, si capovolge e si moltiplica di specchio in
specchio, creando un insieme spiraliforme (dis)simile: e una sintesi perfetta
del rapporto cosmo/caos perennemente reversibile e interscambiabile; sembra di
penetrare in una dimensione onirica, dove dall'atmosfera più rarefatta e
disincarnata tendiamo ad abbracciare la totalità delle cose, l'universo
intero.
All'entrata della sala vi e allestito un semplice tavolo con la sua sedia:
Dis-similazione n. 1. Al primo sguardo, questa visione nella nostra mente
(e percezione) si sovrappone, in maniera rapida e automatica, all'immagine
familiare e prosaica di un "banale"e quotidiano tavolo con la
sua corrispettiva sedia - magari quello di casa nostra, della nostra cucina,
visto che e bandito con della frutta o altri oggetti che la richiamano
- ; ma se ci avviciniamo e guardiamo più attentamente, possiamo sentire
e percepire, invece, che questi oggetti si presentano a noi diversamente:
essi sembrano stati catturati da un incredibile e profondo incanto sottile,
capace di generare epifanie inaspettate. Kurihara ci cattura in una dimensione
temporale sospesa: l'effetto di straniamento spezza quel filo automatico
della visione corriva, e allora guardiamo questi oggetti sotto un altra
angolazione, ne saggiamo l'aspetto metafisico. [nota 2]
L'artista
indaga i rapporti che intercorrono fra "presentazione" e "rappresentazione",
"visibile" e "invisibile", percezione sensibile e intelligibile ; e qui s'ispira
in maniera poetica alla filosofia platonica, tanto da rievocarne il suggestivo
mito della caverna. Infatti osserviamo che questi "semplici" e delicati oggetti
proiettano . grazie a una illuminotecnica appropriata . non una, ma diverse e
molteplici "ombre". Kurihara, inoltre, ha cucito le “ombre portate” sulla stoffa
con cura molto precisa e raffinata : è come se l'artista, nel ri-disegnare i
profili umbratili degli oggetti, si fosse interrogata sulla proprietà tra le
cose viste prime ombre e le cose vere facendo scatuire un interessante
slittamento o rovesciamento tra il pensiero/visivo e il
visivo/pensiero.
La
"ripetizione" dell'immagine speculare, ci restituisce un immagine analoga ma
differente, un' "analogia imperfetta" l'artista, mettendo in discussione i
tradizionali rapporti che intercorrono nel processo di "mimesi" lascia
fuoriuscire il filo di cotone che non completa la silhouette, bensì apre ad un
continuum riflessivo: le molteplici visioni/ variazioni di un medesimo oggetto
si generano da quello scarto e intervallo sottile che intercorre fra la “cosa
stessa” e la sua "immagine" o "rappresentazione". Proprio come in un gioco
infinito di specchi, ci apre infinite prospettive di senso relazionale con
l'oggetto.
La tecnica del cucito ritorna inoltre in un'altra opera, Dis-similtazione
n. 2: il torso di un manichino e la sua “elaborata”; ombra dialogano attraverso
curiosi stimoli osmotici, infatti l'una cede le proprie qualità all'altro,
e viceversa; le due forme cosi simili, trovandosi a contatto o a breve
distanza, tendono a differenziarsi: sono dissimili. Ancora una volta, dunque,
l'artista e` capace di provocare un sorprendente ribaltamento della visione
(e percezione): l' “oggetto reale”, il ready-made manichino è trasparente
ma al tempo stesso opaco; la sua ombra, invece, si erge nella fitta rete
artigianale del cucito che seduce il nostro sguardo e tatto. I sottili
fili di ferro s'intrecciano, tessono, “ripetono” formando una struttura
fragile, precaria e instabile; ma al suo interno scorgiamo, con sorpresa,
una materia cristallina sospesa all'altezza di un caldo organo vitale,
il cuore: la propensione e sempre quella di muoversi verso l'essenza inafferrabile
delle “cose”. Ed infatti, il lavoro del cucito e il cristallo assumono
qui particolari significati: l'incessante “ripetizione differente ” può
sottendere la dissoluzione evanescente del soggetto e l'artista, dunque,
e come se prendesse asilo in questo astro/cristallo, in quanto attratta
dalla sua dimensione “infinita” di elevata e molteplice rifrangenza.
Infine,
sequenze di arabeschi si cospargono sul pavimento: sono frammenti di parole,
lettere allo specchio, tratte dal Fedro di Platone: < Che terribili amori
susciterebbe il pensiero, se solo facesse vedere di se una chiara immagine
sensibile.> La “bellezza” dice il filosofo ateniese, e “visibile” in quanto
la vista è una tra le più vivide e acute sensazioni di cui il nostro corpo
dispone, ma il “pensiero” che può celarsi dietro alla “bellezza”, pur noi
disponendo di tale vista, non lo possiamo ne' scorgere e ne' vedere.
Le scritte,
dunque, sembrano “in istato di mania” direbbe Platone: così scomposte e
deformate poggiano su parallelepipedi immateriali e trasparenti, e puntano verso
l'alto come dei vettori pronti per un volo, verso i "concetti" e le "idee".
Pronti per un happening pneumatico "visibile" ai soli occhi della
mente.
Ambra
Viola
Note
[nota 1] si veda F. Menna, La linea analitica dell'arte moderna (Einaudi,
1980)
[nota 2] qui si vuole richiamare l'effetto di straniamento, descritto molto
bene in un testo di G. De Chirico presente in Valori Plastici - si veda
Giorgio De Chirico, il Meccanicismo del pensiero, a cura di Maurizio Fagiolo
(Eunaudi, 1985), pp.85-86.
Questo testo è stato pubblicato sul catalogo della mostra (Lo specchio dell'arte) nel 2009.
|
Dis-assimilation
栗原和美のコンセプチュアルな作品は、“reflection”というこの言葉の多義(映った影、反映、思慮、省察などの意味)に全てが内包されている。どんな辞書であれ、ブローアップしながらこの語を可能な限り紐解いていくと、(コンセプチャルアートの父の一人であるジョセフ・コスースの仕事を思い出しながら、)この言葉が含蓄するあらゆる意味が、このアーティストが提示する唯一の “意図”の中にシンクロして存在する事に気づくことであろう。
厳密に物理的、哲学的視点から言えば、精神が“自己へ回帰する”ことを省察する時、もしくは(暗喩的な意味で)思慮が“自己に思考をゆだねる”時、この“reflection”という語が主導権を握りながら起因していくもろもろの言葉の意味の興味深い躍動とその思想の示唆は顕著に現れていくであろう。“自己反映”ともいえるこのプロセスが始動する時、このアーティストは永遠に続く美術史の海を自由に航海していく。現に美術史におけるこの“自己反映”の概念は、純然たるコンセプチャルな母型から誕生しており、マルセル・デュシャン作“瓶洗浄器”からマグリット作“これはパイプではない”へ、そしてジョセフ・コスース作“1および3つの椅子”らに継続される20世紀の“分析的ライン”(参考:
F.Menna)へとその跡を刻印していく。(注1)
栗原のインスタレーション作品からは、さらに新たなコンセプチャルアートの母型が刻み込まれ、このアーティスト自身の詩趣の豊かさから生まれたその独自性と向かい合っていく。まさに一つの万華鏡の中に“対象(事象)”と“知覚の対象”が一緒に姿を現すかのように。そして、これらの“イメージと思考”は他の何かに変化して行く。不特定数な様相、螺旋状の(異)類似を一つの全体としてつくりあげながら、鏡の中の鏡によって無限に砕かれ、逆さまになり、増殖をしていくのだ。それは、事物と全宇宙への抱擁へ差し向けられた希薄で肉体性から離れたあの夢の次元に入り込んでいくかのような“コスモスとカオス”が永遠に続く逆転と相互交換の完璧な統合であろう。
展示室を入るとシンプルなテーブルと椅子が置かれている。:作品タイトルDis-assimilation n.1 。一見したところ、この光景、つまり日常的なテーブルとそれにつり合った椅子は、家庭的な平凡で“ありふれた”印象を瞬間的なオートマッテックさで私達の思考(知覚)に連動する。-おそらく、そこに置かれた果物や諸々の品も私達の家やそのキッチンを思い起こさせるであろう。- しかし、注意して近づいていくと、最初の印象とは異なる何かを私達は感じ知覚していく。あたかも予期せぬ出来事を引き起こす深遠でセンシティブな魔法によって連れ去られ、時間が止まった次元の中に捕らえられかのように。遠距離からの受身的な視覚の自動回路が作り上げた印象をオフにする。そして、これらのオブジェを視角を変えて凝視してみる。そこで私達が認識するのは、“形而上学的”様相なのである。(注2)
このアーティストは、洞窟の比喩を示唆的に想起させるプラトン哲学の詩的方法論にインスピレーションを得ながら、“表記”と“表象”、“見えるもの”と“見えないもの”、そして感覚的知覚と叡智の間に介在する関係性を探求する。現にこれらの“シンプルで”デリケートなオブジェは、-それに適度な照明の恩恵をもって- 一つだけではなく、多様に異なる影を映し出していく。さらに栗原は、これらのオブジェの隠れて見えない輪郭を再び描きだすかのようにテーブルクロスの布の上に精巧にそして洗練された入念さで“効果的影”を縫い上げる。最初に見えたものが影であるか、また真実であるかの優先権を問いただすかのように、思考/視覚、視覚/思考との間の趣向に満ちた停滞と逆転が流出していく。
思索的なイメージの反復は、他の類似したイメージに取り代わるであろう。しかし、それは、異なった“不完全なる類似”なのである。それは、このアーティストが呈示している“ミメーシス(模倣)”の概念のプロセスにおける伝統的な論題でもある。作品の中で終結することなく外へほとばしり出たコットンの糸は、内観的な“継続
– continuum ”そのものであり、同一の対象が増殖していくそのビジョンとバリエーションは、“同一の事象”とその“イメージ”あるいは その“表象”との間を駆け抜ける差異と鋭敏な間(ま)から生成されるのだ。
ステッチの手法はもう一つの作品にも用いられている。: Dis-assimilation n.2 。マネキンのトルソと“念入りに作り上げられた”その影は、深い浸透にかられながら一方がその性質をもう片方に譲歩させる。もしくはその逆の展開を成立させながら。近距離で触れ合うこの2つの相似した形体は、“異化”という名の互いへの相違を被っていく。ここで再度、このアーティストは、視覚(そして知覚)の意表を突く逆転への誘導を可能なものとする。現実のオブジェ、そしてレディ・メードであり透明でありながら同時に光沢を欠いたマネキン。その影は、私達の目差しと触覚を誘惑する手作業によって編まれた網目の中に直立し、細い鉄線は、交錯し、編まれ、
“反復し合いながら”ある一つのはかなく、不安定で移ろげな骨組みを形作っていく。しかし、私達は感嘆しながら、そのフォルムの中、あたたかな生命の器官つまり心臓の位置に、つる下げられたひとつのクリスタルの断片を見つけるであろう。
それは、常に“事象”は把握しかねないという本質に向けられた一つの傾向を意味しており、まさしく縫う作業とクリスタルは特有な意味を含蓄している。絶え間なく“反復する差異”は、希釈し溶解していく主体とこのアーティストを向かい合わせにするのだ。この“天体/クリスタル”の中で、高められた“無限”の次元と光の屈折性の増殖に魅せられながら、そこに捕らえられる権利のない避難の地をつかむかのごとく。
最後の作品。床の上に広がったアラベスク上の系列。それは、プラトン著作『パイドロス 』から引用した《もしも<思慮>が、何か美の場合と同じような、視覚にうったえる自己自身の鮮明な映像をわれわれに提供したとしたら、おそろしいほどの恋ごころをかりたてたことであろう。》という言葉の断片の鏡文字である。このアテネの哲学者曰く、“美”は、人間の身体が有する最も活発で鋭い感覚である視覚においては
“見えるもの”であるが、“思慮”は、“美”の後ろに隠れ、たとえ私達がその視覚を有したとしても思慮を識別することも見ることも出来ない。つまり、このフレーズはプラトンのいう“妄想した状態”にあり、分解そしてデフォルメされ、非物質的で透明な立体の上にもたせかけられている。“コンセプト”と“イデア”に向かって打ち上げを待機する飛行体のように上空を目指し。思慮の目だけで“見える”プネウマテック(pneumatic)に精神的なハプニングを待ちながら。
アンブラ・ヴィオラ (Ambra Viola)
(翻訳:栗原和美)
Notes
(注1) F.Menna 著、『現代美術における分析的ライン -La linea analitica dell’arte moderna 』
、(Einaudi出版、1980)
(注2)“形而上学”については、デ・キリコ(G.De Chirico) が「造形的価値 -Valori Plastici」の章において大変に詳しく記述している。- 『思考のメカニズム
-Il Meccanismo del pensieri 』 Maurizio Foggia編纂、(Einaudi出版、1980)p.p. 85-86
上記の評論は、展覧会カタログ”Lo Specchio d'arte" (2009年、ミラノ)に掲載。
|
|
|